di
Maria Luisa Mirabella
Torino
2-6-04 - Ore 9.20
Il
gruppo "vacanze in Birmania" attende Aquilone che dovrebbe arrivare per condurli,
insieme a Bailando, all'Aeroporto. Aquilone non si vede, io (Aureola) preoccupata
decido di svegliare Kimba, la quale disponibilissima dice che potrà essere lì
in 10 minuti, il tempo di togliersi la camicia da notte e lavarsi i denti. Nel
frattempo telefona Volante che è già all'aeroporto con i suoi genitori e non vedendoci
arrivare si preoccupa. Lo rassicuro, Bailando ed io stiamo arrivando. Bailarina e Bubba intanto con tutti i bagagli
sotto casa di Aureola, attendono Kimba. Aquilone appena sveglio ha visto sul cellulare
la chiamata di Aureola e presagendo ire funeste manda
un sms: "Arrivo!" Ci si ritrova in aeroporto tutti: noi + Aquilone+ Kimba.
Aquilone finge di essere offeso perché non mi sono fidata di lui e non lo ho aspettato
serena e fiduciosa. Sento la mia voce sibilare mezze frasi del tipo: "meno male che non è assunto o sarebbe licenziato!". L'incartatrice
di bagagli è in "trasferta-caffèalbar", così la aspettiamo per incelofanare i
nostri bagagli, quindi andiamo a fare il chek-in all'Alitalia. Bubba va ad uno
sportello da solo, Bailarina, Aureola e Volante ad un altro sportello. La signorina
dell'Alitalia dichiara che le valigie di Bubba superano i kg di bagaglio consentito,
le facciamo notare che viaggiamo insieme e dato che noi abbiamo meno kg, va tutto
bene. Bubba una volta rassicurato che il suo bagaglio è partito, abbandona il
chek-in lasciando sul bancone: carta d'imbarco, biglietti aerei e il passaporto.
L'hostess lo insegue. Con un tremolio al sopracciglio sinistro, che prevede un
presagio funesto, gli chiedo se ha mai viaggiato in aereo,
lui convinto risponde: "Sì, sono stato già in aereo a . Roma. quando avevo 10
anni!". Un leggero brivido mi percorre la colonna vertebrale. Salutiamo i genitori
di Volante, giustamente preoccupati perché conoscono il figlio e perché hanno
assistito all'exploit di Bubba. Passiamo il primo controllo polizia: al passaggio
di Volante suona tutto. Lui diventa rosso come un pomodoro al tempo della raccolta
e si denuda. Il poliziotto si accontenta e lo fa passare. Ci
imbarchiamo sull'aereo Torino-Roma, postazione: Bubba-Bailarina e Volante-Aureola. Lo
steward ci chiede un naso rosso, glielo diamo e Volante ne vuole uno da dare all'hostess.
Tenta un approccio per conquistare la hostess e per fare colpo quando lei gli chiede: "Con il
succo vuole biscotti o salatini?" lui risponde: "tutti e due!", appena lei sorridente
gli porge un sacchetto di salatini e uno di biscotti, lui ad alta voce: "Visto
cosa vuol dire essere gentili con la hostess?" Lei non gli elargisce un ceffone
perché ha le mani impegnate con il bricco del caffè, ma gli fa notare seccamente
che lei è gentile con tutti perché quello è il suo lavoro. La faccia di Volante
raggiunge il colore di un tramonto ai Carabi e
lui farfuglia: "Lo sa che un suo collega ha fatto domanda di entrare nel
nostro gruppo di claun? L'altra hostess è sua sorella? Le assomiglia." La
hostess lo rassicura sul fatto che: a) non gliene può fregare di meno del
fatto che uno dei suoi 10.000 colleghi voglia fare il claun; b) è la prima volta
che vede l'altra collega. Bubba che ha dormicchiato per tutto il tempo (con
la scusante di aver preso un antistaminico per la sua allergia) si è svegliato
e imbracciata la macchina fotografica, fotografa l'ala dell'aereo, i sedili e
quando realizza che siamo solo arrivati a Roma, chiede
al personale dell'aereo di fare una foto con noi indossando tutti il naso rosso.
Ferma un passeggero rimasto sull'aereo perché aveva dimenticato
una cosa e lo costringe a fotografarci. Saliamo sul pulmino che ci porta
in aeroporto e notiamo un leggero nervosismo da parte degli altri passeggeri che
da 20 minuti aspettavano noi per partire. A
Fiumicino abbiamo il secondo controllo polizia, indovinate? . Volante suona di
nuovo. scambiandolo per un terrorista in incognita il poliziotto gli chiede di
aprire il bagaglio a mano.Volante cerca la chiave del lucchetto-giocattolo,
apre la valigia e, davanti ad un poliziotto attonito spuntano fuori un paio di
forbici enormi gialle! Il milite sentenzia: "Non si possono portare oggetti
taglienti!" Volante, che oramai aveva raggiunto il colorito di un'aragosta
appena bollita, balbettando spiega: "Mmmma. non sono forbici vere." e il poliziotto
ridendo: "ma io scherzavo.!" Non contento il poliziotto
tira fuori dalla valigia di Volante, nell'ordine: Bolle
di sapone, un microfono di plastica, 3 CD di canzoni per bambini, 1 libro di Bans,
3 mutande sporche, 2 paia di calzini, la lettera della nonna di Volante con su
scritto: "fai il bravo e non fare dispetti ai bambini birmani" . Il poliziotto
dopo aver sparpagliato tutto questo ben di dio sul tavolo dice: "può
andare non c'è nulla di pericoloso!" Nel frattempo-Bubba che si è identificato
nel personaggio di un giapponese in vacanza, fotografa tutto! Volante cerca
le chiavi del lucchetto-giocattolo per chiudere la valigia. Io (sempre Aureola.)
gli faccio notare che è un "bagaglio a mano"
e che non è necessario lucchettarlo (con quel lucchetto-giocattolo poi.). Proseguiamo
il nostro percorso con Bubba-japan che guardando tutto dice sempre: "Oh..
che bello. non immaginavo che avessero costruito la metro per passare da un terminal
all'altro." Arriviamo alle 12.35 al Gate 30. Bailarina nel frattempo ha
telefonato a: Giullare per fargli gli auguri di compleanno; al papà (2 volte)
per rassicuralo che, sì è già arrivata a Torino e poi
pure a Roma; all'amica del cuore; alla vicina di casa; alla mamma; alla mamma
della vicina di casa. Sempre Bailarina che a Torino aveva già mangiato: 1 brioches+1
tè a casa di Aureola+ 1 toast+spremuta d'arancia in aeroporto
a Torino+1 succo d'arancia con salatini sull'aereo, dichiara: "Ho fame!" E tutti
e tre spariscono per andare a mangiare, lasciandomi con tutti i bagagli in ostaggio,
qui sola, all'aeroporto di Roma Fiumicino, a scrivere affinché i posteri conoscano
il mio mesto e arduo destino.. Penso:
"Cominciamo bene!" Il
volo per Bangkok parte in orario, la postazione sull'Aereo è:
Volante-Bailarina e Bubba-Aureola. Tra
Bubba e me c'è un sedile vuoto, così riesco a stendermi un paio di volte. Bubba
è sempre in coma, dorme prima, dopo e durante e anche quando arriviamo. giovedì
3-6-04 Arriviamo
a Yangon puntuali ad attenderci c'è il bravissimo e velocissimo Peter Rock che
in men che non si dica ci conduce fuori. L'unico problema è che si è perso uno
dei due bagagli di Bubba, quello contenente i suoi effetti personali, le magliette
vip, le palline da giocoleria e i nasi. Peter
si informa e ci dice che sull'aereo c'erano troppi bagagli
e molti li hanno lasciati a Roma, arriveranno con il volo di domani. Appena
a casa breve pausa per frutta e acqua e ci fondiamo a dormire. Fa caldo umido, ma non
eccessivo, pensavo peggio. Ci
svegliamo alle 14.00 ora locale. Non si può docciarsi perché manca l'acqua. Dopo
una nuova pausa frutta decidiamo di portare Bubba e Volante
a Swedagon. L'autista ci porta con un una pick-up per
le vie larghe di Yangon e ancora una volta ho la gioia di rivedere questa meraviglia
della cultura buddista. Al
rientro troviamo Peter che ci porta i biglietti per Kengtung, partiremo domattina
alle 8,15. Volante
gioca a pallone con l'autista e suoi amici. Bubba
ed io scriviamo il diario. Dopo
cena Madre IrmaRosa ci dice che c'è un problema e ci mostra una valigia piena
di Kiat (moneta locale birmana=8500 dollari). Il fatto è che prendono un sacco
di posto, ogni pacco è voluminoso e pesante. Decidiamo di metterne la maggior
parte nel doppiofondo della valigia di Bailarina e poi ognuno di noi
ne prende un pacco. Preghiamo
perché non ci scoprano. Venerdì
4-6-04 Yangon-Kengtung Ore
8.15 andiamo in aeroporto con il fratello di Peter Rock e scopriamo di avere un
supero bagaglio di 50 kg. Ce ne abbonano 25 kg e paghiamo
30 dollari. Partiamo
mezz'ora dopo e arriviamo a Kengtung alle 15.00 circa. Ci
aspettano in aeroporto quasi tutte le suore. All'arrivo
ci aspettano tutti i bambini con vestitini nuovi, suonano tamburi e flauto e cantano
per noi "Aggiungi un posto a tavola" ci mettono una corona al collo e . ci commuoviamo
a vedere la loro gioia nel rivederci e a vedere la costruzione del nuovo orfanotrofio
Bonetta. E' venuto veramente bello. Pranziamo
e poi andiamo a visitare il vecchio Bonetta con Bubba e Volante che finalmente
si rendono conto delle condizioni in cui vivevano i bambini e del lavoro che abbiamo
fatto per cambiare la situazione a livello igienico e sociale. Alle
18.30 si cena, ma avendo pranzato alle 16.30 non abbiamo molta fame. Dopo
cena andiamo a visitare il nuovo Bonetta, è bello, ma
ci sono ancora tante cose da fare e partono idee per nuovi progetti: i cassetti
sotto i letti dei bambini per mettere la loro roba, le mattonelle per il pavimento
che ora è di cemento. Alle
20.30 siamo già in hotel. Facciamo un po' di condivisione ed emerge il perché
è nata la federazione, l'aiuto che possiamo portare a queste popolazioni, come
sia facile fare ridere i bambini qui, come si può diffondere una volta che torniamo
in Italia questa realtà che noi stiamo vivendo. Poi
i ragazzi tornano in camera loro e ognuno di noi scrive il proprio diario. Sabato
5 giugno Oggi
c'è grande fermento e preparativi per la festa di oggi
pomeriggio, si festeggiano i 200 anni del fondatore delle suore della Provvidenza,
San Luigi Scrosoppi, e l'inaugurazione del nuovo orfanotrofio Bonetta. Al
mattino andiamo al mercato, i ragazzi comprano oggetti artigianali akha, io incontro
Madre Mia (Suor Cecilia) che cerca copriletti per i lettini nuovi dei bimbi di
Bonetta, e dato che abbiamo pensato di non portare nulla dall'Italia, tranne il
solito caffè e la cioccolata, le dico che compreremo noi, come associazione sia
i copriletto che ciò di cui hanno bisogno a Bonetta. Suor Cecilia mi dice che
hanno bisogno di un televisore e videoregistratore, anche per fare lezioni ai
bambini e alle ragazze e così dopo aver comprato copriletto rosa e azzurri, andiamo
a comprare TV 21 pollici e DVD. Arriviamo
in missione e le suore sono tutte in chiesa per la prova della cerimonia dei voti
perpetui che ci sarà domenica. Alle
11.30 si pranza e dopo pranzo torniamo volentieri in
hotel perché fa caldo e siamo proprio stanchi. Una doccia e crolliamo addormentati. Alle
15,30 vengono a prenderci e appena arriviamo in missione troviamo tutti agitati
per i grandi preparativi: tendoni con tavolini, bambini vestiti a festa, prove
di canti. Alle
17.00 arriva il vescovo Abrahm e i preti e inizia il rito della benedizione della
nuova statua di San Luigi e dell'orfanotrofio Bonetta.
Nel frattempo sono arrivati gli invitati. Le bambine e le ragazze più grandine
suonano il flauto, il tamburo e cantano. Hanno imparato in quest'ultimo anno a
suonare il flauto e sono decisamente bravine. Ceniamo
al tavolo con il vescovo. Dopo
cena danze a non finire. Tra una danza e l'altra, anche per interromperne la monotonia,
su richiesta di Madre Mia, Bubba e Volante fanno la gag
del "palloncino" poi Bailarina e Bubba quella della "Mosca",
e infine concludiamo la serata con un trenino, coinvolgendo il pubblico. Tutti
ridono come matti, potremmo andare avanti all'infinito. Stasera
abbiamo fatto più tardi, arriviamo in camera circa alle 23.00, l'hotel è chiuso
e al buio, ma ci accendono il generatore per 10 minuti, il tempo di permetterci
di fare una doccia. La
notte passa in maniera disastrosa: temporale, tuoni, fulmini, galli che iniziano
a cantare alle 2,00, un cantatore di preghiere notturno. alle 5.00 sveglia. Domenica
6 giugno 2004 Passano
a prenderci alle 5,30, con noi ci sono Massimo e Livio, rispettivamente di Pordenone
e di Casarsa, loro sono in Birmania già da qualche giorno e ripartono oggi per
la Cambogia. Pioviggina, arriviamo in chiesa e dalle 6.00 alle 8.00, assistiamo
alla conferma dei voti perpetui di 10 suore, tra cui Doroty, e alla messa. Il
tutto, tranne pochi tratti in inglese è letto in birmano, quindi non ci
è affatto facile seguire. La
chiesa è piena di gente. Al
termine della messa ci aspetta colazione e poi, una sorpresa: Livio, che aveva
letto un libro di Terzani su un sua visita da un indovino birmano, ci dice
che ha organizzato con Benjamin (un ragazzo che ci fa da guida) di andare da un
"indovino" a Kengtung. E
così tutti partiamo per quest'avventura: in piena piazza
di Kengtung c'è un indovino, leggi-mano, astrologo. Inizia Livio a farsi predire
il futuro, ma quando esce non sembra granché soddisfatto, prosegue Volante, il
quale esce dicendo che finirà in galera, Bailarina sposerà uno straniero e diventerà
un boss di qualcosa, Aureola cioè io, sono un leader
trascinatore di folle e sarò famosa e riconosciuta a livello nazionale. Mi
anche di darmi alla politica! (meglio che all'ippica.) Bubba
non vuole sapere nulla, Massimo nemmeno, così dopo un paio d'ore
di risate, torniamo a casa appena in tempo per il pranzo. Dopo
pranzo, in hotel, facciamo il programma dei prossimi
giorni: laboratori di clownerie e giocoleria e truccabimbi. Venerdì andremo a
Monglar, dove resteremo un paio di giorni fino a domenica, domenica: Tom Qua,
martedì Tachileik, e il 18 Bagan, fino al rientro a Yangon. In
condivisione Bubba diceva che si aspettava di dover "lavorare" di più manualmente
in missione e che la missione stessa fosse più "malandata". Io
gli ho fatto notare che la missione è un po' un'oasi in un villaggio dove c'è
tanta povertà e quindi in ogni caso le condizioni della missione devono essere
migliori, così la gente povera può decidere di mandare in missione i figli. La
nostra missione come claun non è quella di aiutare manualmente, ma di "far ridere",
in effetti ci riusciamo bene e si nota vedendo la differenza
di comportamento in questi due anni tra i bambini di Bonetta con i quali abbiamo
"lavorato" e quelli di Tom Qua o di Monglar, con i quali non abbiamo avuto modo
di avere contatti duraturi. Di
pomeriggio riposiamo. La
sera, dopo cena c'è ancora spettacolo e anche spettacolo nello spettacolo: il
vescovo in pensione Abrahm su richiesta di una benedizione
fattagli da Sr Irmarosa, inizia una predica che non finisce più. le facce di sr
Sandra e sr Irmarosa sono disperate. noi ridiamo di cuore. L'esibizione in birmano del
vescovo termina perché "misteriosamente" va via la luce. I
bambini e le ragazze danzano, noi intervalliamo con scenette e gags: la parata
militare, la bambola, facciamo ballare il "coccodrillo"
ai bambini e poi ancora i "due liocorni" . Lunedì
7 giugno Sara
si è ammalata: mal di gola e febbre alta. La portiamo dalle suore e ci rechiamo
in agenzia di viaggi. Il viaggio per Bagan da Kengtung è troppo
caro, quindi vi rinunciamo. Faremo visita ai villaggi. Trascorriamo
la mattina a preparare palline per giocoleria. Dopo
pranzo proseguiamo il lavoro e appena arrivano i bambini
facciamo le foto da inviare ai loro sostenitori in Italia. Cena
alle 18,30 e dopo cena torniamo in hotel. Sara rimane
dalle suore in missione. Rimaniamo
in camera nostra a chiacchierare, fino a quando non vedo uno scarafaggio grosso sul mio comodino,
con Volante saltiamo prontamente sul letto, mentre Bubba dà la caccia allo scarafaggio
che scappa per tutta la stanza, alla fine l'inseguimento giunge al termine e la
bestiola può essere accompagnata fuori dalla finestra. Nella loro camera i ragazzi
hanno rinvenuto popò di topi.insomma siamo in buona compagnia! martedì
8 giugno 2004 mi
alzo con bruciore alla gola e raffreddore. Tutti questi sbalzi di temperatura
hanno colpito anche me. Sara sta ancora male, ha dormito alla missione, stamattina
è stata portata dal medico, le hanno fatto una flebo
e un paio di iniezioni e una serie di pillole da prendere. E' rimasta per qualche
ora al day hospital dell'ambulatorio medico. Questa
mattina ho iniziato le lezioni di yoga e meditazione per le aspiranti e dopo la
lezione siamo andati al lago alla CRI Internazionale
a cercare Elena, una ragazza che avevamo incontrato lo scorso anno in aereo. E'
ancora a Kengtung fino a luglio, così la invitiamo a cena questa sera. Dopo
pranzo torniamo in hotel, ho la gola in fiamme, così
cerco di riposare il più possibile per superare il disagio. Nel
pomeriggio torniamo ala missine per ultimare le foto
dei bambini e al termine ceniamo. Elena
dopo cena ci invita a casa sua, è una casa che la CRI
ha preso per tre dipendenti, Elena, Elizabeth (vietnamita) e Diane (australiana). E'
una bella casa, le porte sono in legno intagliato e hanno un bel salone con pavimento
in legno e una veranda. Rimaniamo
a chiacchierare con loro della situazione locale, di prigioni italiane e all'estero,
di diritti umani. Ci
riaccompagna in hotel verso le 22.00. Commentiamo
che non deve essere affatto facile passare un anno a lavorare qui, a Kengtung
non c'è la minima vita sociale, non è facile fare amicizie e tre donne da sole
hanno poco spazio di movimento. Sara
è rimasta ancora a dormire in missione, i ragazzi vengono in camera e chiacchieriamo
fino alle 23.00. Fatico a dormire perché non sto bene e ci sono un sacco di rumori
di animali vari. mercoledì
9 giugno 2004 Sto
meglio e anche Sara sta meglio, non ha più febbre e ricomincia a mangiare. Dopo
la lezione di Yoga andiamo a visitare i dintorni della
missione e la statua del Buddha che Luca e Davide non avevano ancora visto da
vicino. Dopo
pranzo ci dedichiamo completamente a scrivere lettere
e buste da spedire ai benefattori in Italia. Alcuni
bambini sono tornati ai villaggi, una bambina si è sposata.
Non è mai facile far capire ai "genitori" adottivi che il loro bambino/a non c'è
più. Molti collegano il loro sostegno a quel bambino specifico e non capiscono
che tutti i bambini qui hanno bisogno di aiuto. Quando il bambino torna
al villaggio è perché i genitori possono permettersi di farlo studiare e di sfamarlo,
o lo lascerebbero alle suore. Così, i bambini che rimangono hanno bisogno di tanto
aiuto. Le suore, oltre a farli studiare offrono loro anche la
possibilità di imparare una lingua, di imparare danze, di imparare uno strumento
musicale. E quando un bambino torna a casa sua al villaggio da cui proviene,
si fa posto per un altro che ha ugualmente bisogno di aiuto e sostegno da parte di un benefattore italiano. Prego
quindi, coloro che leggono il mio diario, di continuare
a sostenere i bambini, anche se vengono sostituiti. Nel
pomeriggio siamo andati al vecchio orfanotrofio Bonetta, i bambini ancora mangiano
lì la sera e a pranzo perché il nuovo orfanotrofio non è ancora pronto per questo.
Bubba li ha fatti giocare, erano tutti così felici e hanno seguito tutti i giochi
che abbiamo proposto loro con entusiasmo, sino all'ora
di cena. Dopo
cena siamo subito andati in Hotel. giovedì
10 giugno 2004 Stamattina
ho di nuovo mal di gola, ha piovuto tutta la notte e c'è una forte umidità. Prenotiamo
il volo per Taunggij, poi lezione di yoga e meditazione. Alle 11,00 vado con Sara
dal medico, mi visita e dice che è solo un raffreddamento, il medico è serio e
professionale, accanto al suo studio c'è la farmacia. Mi prescrive medicinali
che non mi fanno pagare. Dopo
pranzo riposo e poi giochiamo con i bambini del St Luis. E'
divertente vedere Bubba che organizza il gioco del "fazzoletto" e i bambini e
ragazzi più grandi che corrono. Il gioco del fazzoletto si complica e per prendere
il fazzoletto occorre salire in groppa al compagno e correre oppure se vengono
chiamati 3 numeri, due fanno con le braccia un seggiolino e sopra vi si siede
un terzo compagno. I ragazzini si divertono tanto e noi pure a guardarli. Sr Doroty
ci fa da interprete. Al
termine del gioco premiamo prima la squadra vincente con un trofeo: il naso rosso.
Ma poi premiamo anche l'altra squadra per avere partecipato. Nel
frattempo Volante si è dedicato ad un altro gruppo di bambini e ha fatto l'arbitro
di una partita di pallone. Questa
sera siamo invitati a casa di Elena, della CRI internazionale,
passeranno a prenderci alle 19.30. Quindi alle 18 non partecipiamo alla cena. A
casa di Elena che vive con Elizabeth (franco-vietnamita)
e con un'australiana, troviamo anche Andrea, una ragazza di Basilea e Marie Chantal,
una francese. Entrambe sono della CRI, ma sono di stanza a Yangon, sono venute in visita
a Kengtung. Volante
da una mano a inserire la pasta nella macchina affinché
escano le tagliatelle, le altre ragazze apprestano una tavola nel salotto. Il
sugo con i funghi è pronto, così alle 20,15 affamati, addentiamo un bel piatto di tagliatelle fatte
in casa. Seguono formaggi svizzeri trovati a Yangon. Sono buonissimi! Chiacchieriamo
un po' e ascoltiamo racconti in francese e in inglese. Elena dice che dopo luglio,
una volta finita la sua missione, andrà con sua madre in giro per il Myanmar,
fino a metà agosto e poi si ritirerà a Torino per un anno sabbatico di riposo.
Dopo 3 missioni di seguito in Colombia, Ruanda e Myanmar è stanca. Dice che le
mancano i teatri, bere un caffè al dehor di un bar leggendo la stampa e mangiando
un croissant. Commentiamo
la difficoltà di vivere un anno e mezzo in posti dove non vi è assolutamente vita
sociale, né culturale. Ci
riaccompagna in hotel Elena alle 23.00. Venerdì
11 giugno 2004 Sveglia
alle 6.00, lasciamo la stanza per non pagare una notte a vuoto visto che dormiremo
a Mong Lar. Alle 6,30 siamo pronti, ma vengono a prenderci alle 7,15. Ci sono
ancora diverse formalità, quindi andiamo in missione, poi l'autista deve chiedere
i vari permessi di viaggio all'uff. immigrazione e finalmente partiamo. Con noi
viene Doroty. Inizialmente Bubba e Doroty stanno dietro nel cassone della Pick-up,
ma poi, visto che fa freddo e che gli sbalzi della strada sono parecchi, ci stringiamo
e vengono anche loro dentro con noi. Non mi ricordavo che nella strada per Mong
Lar ci fossero tante curve. Arriviamo alle 10.30 circa, abbastanza
provati. Andiamo
in missione, il tempo di cambiarci e ci portano alla suola creata da Rose Mary, dove circa 80 bambini
ci aspettano. Facciamo per loro uno spettacolino: la mosca, l'invadente, bans
e tutti ridono e si divertono. Qui la traduzione si complica, infatti
dall'italiano al birmano e dal birmano al cinese, infatti a Mong Lar molti capiscono
solo Shan o cinese. Il preside della scuola viene a congratularsi con noi. Fa
parecchio caldo e alle 13.30 dovremmo tornare per fare
uno spettacolo per i bambini che studiano cinese. Decidiamo però di rimandare
questo spettacolo all'indomani, alle 13.30 fa troppo caldo e rischieremmo un collasso. Pranziamo
in un ristorante cinese, il pranzo viene offerto da Rose Mary, che ha rimandato la sua partenza
per aspettarci. Al ristorante cinese si susseguono portate una più piccante dell'altra.
Persino Bubba che dice di amare il piccante è in difficoltà
e ha le lacrime agli occhi. Dopo
pranzo ci portano in un bellissimo albergo, "Friendship
hotel" l'hotel dell'amicizia. Abbiamo due belle camere, con aria condizionata.
Il tutto è offerto da Rose Mary. Accettiamo
il dono con piacere, a Mong Lar la temperatura è molto alta, simile a Yangon,
il viaggio è stato faticoso e abbiamo dato già tante energie alla scuola. Dopo
pranzo ci riposiamo per un paio d'ore e poi ci trucchiamo
e andiamo in missione a giocare con i bambini. I bambini reagiscono bene, giocano
con noi e sono felici. Ceniamo in missione con il padre Clement che
è sempre presente. Dopo cena sentiamo i bambini che cantano
per provare i canti che faranno l'indomani all'arrivo della Madre Generale e ci
uniamo a loro. Le loro voci sono forti e cristalline, sono seduti sui banchi e
hanno davanti un quaderno con le canzoni e le note. Guardo
un quaderno e noto l'ordine e la precisione con il quale è scritto. I
bambini cantano con tanta energia, anche i più piccini e mentre cantano battono
le mani con convinzione e forza. Le loro voci riecheggiano per tutta la stanza è un piacere ascoltarli. Dopo
le prove iniziamo a giocare con loro, un po' di giocoleria
con Aung che sa giocolare con tre palline ed è felice di farci vedere come fa.
Giochi con le mani. alcuni bambini sono incuriositi dai peli sulle braccia di
Volante e lo accarezzano e poi tentano di strappargliene qualcuno per ricordo. Fa
caldo e alcune bambine ci fanno vento con un ventaglio,
Bailarina mi dà un colpetto e nasce spontaneo il gioco dello "schiaffo". Trascorriamo
una bellissima serata sempre con i bambini, alle 22.30 siamo in hotel. Sabato
12 giugno 2004 Sveglia
presto perché alle 7.00 ci attendono alla scuola per lo spettacolo. Facciamo colazione
in missione e poi andiamo nuovamente alla scuola per fare uno spettacolo ai bambini
cinesi. Anche questa volta sono circa un centinaio di
bambini, tra loro ci sono anche monaci buddisti. Questa
volta ci organizziamo meglio e riusciamo a non creare
tempi morti. Sono
tutti nuovamente contenti e ridono tantissimo. Ogni cosa che offriamo
loro come spettacolo li fa ridere tanto. Dopo
lo spettacolo facciamo un salto a casa di Rose Mary e
poi ci aspetta un giro della città fino ad oltrepassare il confine cinese. Mong
Lar è una città più cinese che birmana. Le scritte delle pubblicità e dei negozi
sono prima in cinese e poi in birmano. I ragazzi girano a torso nudo e
le ragazze indossano anche vestiti europei. Anche i negozi
sono più sullo stile europeo e la moneta è quella cinese. Andiamo
a visitare il museo della droga. E' interessantissimo, vediamo foto di tutto il
processo della droga, vediamo i fiori da cui si ricava l'oppio, e gli strumenti per
raffinare l'oppio fino a farlo diventare eroina. Ci sono alcune foto di fumatori
di oppio e di drogati veramente sconvolgenti. Il
governo birmano (così dicono le scritte) si sta dando molto da fare per distruggere
le piantagioni di oppio e sostituirle con piantagioni
innocue e per la caccia agli spacciatori. In
missione alle 11.00 circa arrivano la Madre Generale, sr
Sandra, sr Teresa, sr Cecilia, le accolgono i bambini vestiti di tutto punto eleganti
per l'occasione e cantano i loro canti. Al termine della cerimonia
facciamo le foto ai bambini. Fa tanto caldo e tra noi comincia a serpeggiare
un po' di nervosismo. I bambini da fotografare sono tanti e secondo me fare i
palloncini per scriverci su il nome di ognuno di loro, con il caldo che fa è un
lavoro troppo lungo, io propongo di dare loro un foglio con disegnato
un cuore con scritto il loro nome, ma Bailarina non è d'accordo. Io
lascio fare a loro e mi preparo in un angolo all'ombra per fare le foto. Bene
o male riusciamo a fare circa 80 foto! Nel
frattempo è arrivata anche la moglie del presidente della Regione 4 che ci
invita a pranzo nello stesso ristorante dove abbiamo pranzato ieri. Bubba
ha problemi di dissenteria e noi siamo appena guarite, ma questa volta le portate
non sono piccanti. Dopo
pranzo torniamo in missione, i bambini non vanno a dormire
e noi nemmeno. Le suore sono in riunione e noi ci sediamo all'ombra, per fortuna
per alcuni bambini sventagliarci è uno sport piacevole e così sopravviviamo al
mega caldo. Con
Bubba decidiamo di truccare i bambini per passare il tempo e di colpo ci troviamo
tanti visini protesi che vogliono essere truccati. Quelle bocche che sembrano
disegnate da un pittore celeste, sviluppano la nostra creatività e su quei visini
sorridenti si formano farfalle, ali, gattini, clown. Ripartiamo
verso le 16.30 e arriviamo a Kengtung alle 19.00. Siamo molto provati e stanchi
e dopo cena, alle 20.30 dormiamo! domenica
13 giugno 2004 Sveglia
alle 6,30, in hotel non c'è acqua. Mi lavo con un filo d'acqua, per fortuna avevo fatto una doccia
fredda la sera prima. Alle
7.30 ci aspetta la messa che dura un'ora e mezzo perché ci sono circa un centinaio
di bambini e bambine di villaggi vicini che fanno la prima comunione. Le bimbe
sono tutte elegantissime con vestitini bianchi e velo in testa, alcune hanno addirittura
un diadema in testa. I maschietti hanno una camicia bianca con un fiocco blu cucito
sul petto. Al
termine della messa alcuni dei bambini che hanno fatto la prima comunione
vengono a vedere il nostro spettacolo. Sr Laurentia li sistema nella sala-teatro
e ancora una volta nasce la magia della risata. Pranziamo,
salutiamo la Madre Generale che parte e andiamo in hotel a riposarci. Alle
14.00 partiamo per Tom Qua, ci dividiamo in due pick-up, con me salgono Bailarina
e Volante e alla guida c'è Madre Mia (sr Cecilia), i sobbalzi e le risate si sprecano
come anche le capocciate. Per fortuna stanotte non ha piovuto! All'arrivo
tutti gli abitanti del villaggio ci vengono incontro, stringiamo mani ruvide,
manine piccole, ci sorridono visi scavati dal sole, denti rossi o neri di chi
ha masticato e ancora mastica la noce di Betel. Le donne akha indossano i loro
costumi e danzano per noi. I bambini sono molto sporchi e i genitori pure. C'è
timidezza, ma cordialità. Il
primo luogo dove ci conducono è la chiesa, dopo una breve
preghiera andiamo alla missione, ci chiedono uno spettacolo anche lì e oramai
il nostro show è collaudato e quindi prontamente eseguiamo per loro "parata" e
"mosca" e loro ridono spensierati e felici. Distribuiamo
caramelle ai bambini, facciamo le foto ai bambini e poi visitiamo la missione.
Anche se è difficile vederlo ci sono dei miglioramenti.
La casa dove dormono i bambini ora è intonacata e ha il pavimento in cemento e
non più in terra. E anche la casa dove mangiano e dove cucinano
ha avuto lo stesso trattamento. Qui ci vorrebbe un lavoro infinito di lezioni
di igiene personale e sociale. Appena si dà loro una
caramella i bambini buttano la carte in terra. I villaggi
sono in stato di parecchio degrado. Bailarina
regala a Tobia, il bambino che lei ha adottato a distanza, una catenina d'oro
con crocifisso e un orologio swatch e lui sembra stupito,
intimidito. Fanno una foto con la mamma di Tobia, una donna ancora giovane, ma
rimasta senza marito. Tobia è pulito e ordinato a differenza degli altri bambini
decisamente trasandati e sporchi. Anche
tra la povertà più assoluta ci sono mamme più attente di altre. Vediamo ragazzine
di 9-10 anni che cullano bambolotti "vivi" e mi chiedo che futuro avranno questi
bambini, queste bambine. Produrranno figli e lasceranno che i loro denti diventino
sempre più neri forse in segno di maturità e di bellezza. Suor
Sandra ci dice che hanno cambiato la suora che conduce la missione di Tom Qua
perché quella precedente era molto brava a seguire i campi ma non i bambini. Rientriamo
a Kengtung con nuovi sbalzi e scossoni, ma tra una risata e un commento sulla
guida "sportiva" di Madre Mia e sul suo italiano "colorito e colorato" arriviamo
casa per l'ora di cena. In
hotel scopriamo che alla TV si vede RAI International, così riusciamo a vedere
il primo TG italiano da quando siamo partiti. lunedì
14 giugno 2004 Mattinata
dedicata a sistemare le foto fatte a Tom Qua e inserirle nelle buste, fare le
sostituzioni dei bambini, e nel frattempo giunge l'ora di pranzo. Nel
pomeriggio conosciamo un ragazzo di Napoli, Gaetano, che fa parte di New Humanity
Ong, Sr Sandra lo ha conosciuto, non ricordo in che occasione, e ha subito stretto
amicizia. Insieme a questa ong, a quanto pare, si potrebbero
portare avanti progetti per sviluppare l'economia agricola, ma anche la scuola
e il lavoro femminile. Gaetano è in Myanmar da 1 anno e mezzo e si occupa di progetti
di agricoltura e anche di training per fisioterapisti
per bambini disabili in Myanmar e in Cambogia. A cena ci racconta che insegnava
elettronica a Napoli e gli fu chiesto di entrare a far parte di un progetto dei
salesiani per insegnare elettronica in Cambogia e da allora non è più tornato
in Italia se non per brevi periodi di vacanza. Ora vive a Yangon, e i progetti
della ong riguardano Yangon e Taunggyi. Martedì
15 giugno Sveglia
alle 6.15 e partenza per Tachileik. Il viaggio si preannuncia lungo e faticoso.
La strada è tutta curve, anche se il fondo è buono. Facciamo una sosta dopo un'ora
e mezzo a Mont Phya, dove c'è un'altra missione delle suore della Provvidenza.
E' una missione povera come quella di Tom Qua, anche qui ci sono bambini e ho
fatto foto a 6 bambini per farli sostenere a distanza in modo da dare una mano
anche a questi bambini e a questa missione. Ci
rifocilliamo con acqua e frutta e riprendiamo in viaggio. I controlli della polizia
per strada sono tanti e alcuni molto lunghi. Il nostro autista, soprannominato
Schumi per quanto corre. scende dalla macchina porta i nostri passaporti alla
polizia, fa fotocopie del permesso, risale in macchina e ..via,
veloci come il vento! Arrivati in zona di Tachileik scopriamo che il cellulare
prende, così mandiamo un po' di sms in Italia. Finalmente
sempre più distrutti dalle curve e dal caldo arriviamo alla casa-missione di Tachileik,
ci accoglie il parroco e ci porta subito a pranzo. Il cibo è abbondante e buono. Terminato
il pranzo facciamo le foto ai bambini di Tachileik, sono solo 6 e come
gli altri bambini, possono studiare grazie ai sostegni-adozioni a distanza in
Italia. Ci
rechiamo quindi a prendere il permesso per passare la frontiera. Altra attesa
infinita, ma le nostre suore tornano vincitrici (non è affatto facile ottenere
questo permesso), così attraversiamo il famoso ponte dove sono morti centinaia,
se non migliaia di birmani nel tentativo di passare la frontiera al tempo della
guerriglia, fino a pochi anni fa. Un
autista ci porta in macchina fino a Maesai, all'ufficio postale dove spediamo
la posta e dove arrivano le lettere e i pacchi. L'ufficio
postale tailandese è moderno e presto spediamo le lettere per i "genitori" che
sostengono i nostri bambini. Ripassiamo
il confine e ritorniamo sempre più velocemente, perché alle 18.00 chiude la frontiera
a Kengtung e rischiamo di rimanere fuori. Inutile
dire che siamo arrivati alla missione di Kengtung distrutti e ora sono le 19.15
e dopo una doccia, siamo già a letto. Mercoledì
16 giugno 2004 Giornata
trascorsa in missione a kengtung. Volante si è occupato di insegnare a sr Doroty
le sculture principali di palloncini e Bubba ha insegnato
a Benjamin e ad un altro ragazzo a giocolare con tre palline. Bailarina
ed io abbiamo sistemato le foto e le lettere delle sostituzioni. Spero
che i "genitori adottivi" vogliano riconfermare anche questi nuovi bambini e non
rimangano legati al bambino che è tornato al suo villaggio. Sarebbe
bello che chi ha preso un bambino in adozione potesse venire e rendersi conto
di questa realtà, da lontano sembra tutto più facile, qui è
difficile persino sapere il nome dei bambini e se manca la suora che li conosce,
diventa proprio impossibile. E io spesso ricevo mail o telefonate di
adottanti che mi dicono che la foto che hanno ricevuto non è del loro bambino,
oppure che non hanno ricevuto foto e spiegare loro la situazione non è semplice.
Io
posso solo garantire che i loro soldi arrivano in missione e vengono
impiegati per lo studio, il sostegno e l'alimentazione del bambino e di questo
ne sono personalmente garante. A
Kengtung, dove abbiamo terminato di costruire l'orfanotrofio e dove i bambini
sono tutti "adottati", con i soldi che arrivano per le riconferme si può far studiare
ai bambini inglese e musica. Mentre
nelle missioni di Tom Qua, Mong Lar, Loimwe, ci sono ancora tanti lavori da fare
prima di "raffinare" le menti dei bambini. giovedì
17 giugno 2004 oggi
siamo andati a Loimwe, la strada è sempre terribile, sembra di essere al Camel
Trophy! Ci sono stati momenti di paura, quando avevamo lo strapiombo a pochi passi
e il nostro autista (Schumi) correva come un matto, guadando fiumi e saltellando
allegramente sopra i sassi. Dietro avevamo Sr. Doroty e Benjamin all'andata e
anche sr Magreth al ritorno. Il tempo è statao sempre brutto e ha piovuto. A Loimwe
faceva freddo e una leggera nebbiolina data da una nuvola bassa dava un'aria surreale
alla missione. Siamo
arrivati che l'ora di pranzo era già passata, così ci siamo messi subito a tavola.
Il cibo era già freddo ma sostanzioso e buono. Con noi ha pranzato anche il padre,
parroco di Loimwe. Dopo
pranzo ci siamo trasferiti alla sala-teatro per le solite danze e canti
di benvenuto. Dopo il loro spettacolo è iniziato il nostro show, oramai perfettamente
collaudato, ridono tutti come matti. Una
donna anziana quando tornavamo alla missione per prepararci a partire, nella sua
lingua, mi diceva: "Restate qui per sempre!", Doroty mi ha tradotto le sue parole. C'è
stato un momento di commozione quando sr Magreth ha salutato i bambini e le sorelle,
infatti lei ora è stata trasferita alla missione di Mong Lar e Rita da Mong Lar
verrà qui al suo posto. Questi spostamenti a volte si rendono necessari, mi diceva
sr Sandra, sia per far sì che le suore conoscano tutte le missioni, sia per evitare
difficoltà che a volte possono sorgere tra le suore stesse. Al
rientro a Kengtung troviamo Gaetano di New Humanity che sta preparando un progetto
da presentare al Ministero dell'agricoltura del Myanmar, ci darò
un'occhiata. Le
foto e le sostituzioni sono state tutte ultimate e le lettere da spedire ai genitori
in Italia sono a posto. Domani partiremo per Taunggyi. Speriamo che il
tempo si metta al meglio, infatti tuttora è piovoso e
andare al lago Inlee con la pioggia non sarebbe un granché. Questa
sera le bambine bnon ci hanno lasciato andar via, abbiamo
giocato con loro fino alle 20.30. Aveva
piovuto e il terreno era fangoso davanti alla casa dell'orfanotrofio Bonetta,
ma noi continuavamo a creare orchestre immaginarie che cantavano a squarciagola
"viovioviolà." oppure vecchie fattorie con tantissimi animali e ancora con Volante
che acchiappava le bambine e le portava da Aureola che le teneva imprigionate.
Che sensazione bellasentire questi cuoricini che battevano
e le bimbe che mi si stringevano contro per evitare che Volante le acchiappasse. La
prima ad arrivare è stata Doroty, questa bambina che peserà 15 kg mi si è affezionata
particolarmente, è timidissima, non fa nulla per attirare la mia attenzione, ma
non appena fa qualcosa cerca il mio sguardo e appena mi giro la trovo vicino a
me, oppure si sporge per farsi baciare. Venerdì
18 giugno Trascorriamo
la mattina a Kengtung, dopo pranzo arrivano le bambine
di Bonetta da scuola per salutarci ed ecco che il momento di partire è arrivato,
noi piangiamo, molte delle ragazze e delle bambine piangono, ci promettiamo di
rivederci il prossimo anno. Un canto insieme: "Alleluia, la
nostra feste non deve finire" e la festa non finisce perché sappiamo, come
dice la canzone, che "la festa siamo noi, che camminiamo verso Lui". Ed è il momento
degli abbracci e dei baci. Le bambine abbracciano anche Volante e Bubba, e questo
è un grande segno di affetto, vuol dire che li considerano
fratelli, perché nella tradizione birmana la donna non abbraccia l'uomo. Ci
si mette in macchina noi e un numero indefinito di suore e si va in aeroporto.
Piove e temiamo che l'aereo possa avere ritardi o addirittura non partire. Arriviamo
davanti all'aeroporto, scendiamo dalle macchine e ci avviciniamo in uno di quei
locali-bar birmani, quando ci dicono che hanno chiamato per il check-in. Con noi
c'è sr Laurentia che ci aiuta al disbrigo delle formalità d'imbarco. Ci aprono
i bagagli, ma solo superficialmente ed eccoci in sala d'attesa. Ancora una manciata
di minuti, il tempo di scambiare ancora due chiacchiere con Gaetano che parte
anche lui per Yangon, ma con un altro aereo e ci si imbarca. Uno
scalo a Mandalay e quasi in orario alle 17.00 siamo a Taunggyi. Con noi è venuta
sr Doroty, all'aeroporto di Eho ci avvicina un ragazzino
che prende la valigia a Bubba e, vedendo che porta due zaini, gliene toglie uno
e si offre di fargli un massaggio alla mano. Bubba imbarazzato così si trova con
un ragazzino che gli massaggia le mani, come un "saib" indiano. Noi ridianmo,
intano il ragazzino con 1000 kiat di mancia si è fatto la sua giornata. Ci
aspettano due auto, che ci portano allo stesso hotel dello scorso anno: Hotel
Empire, sempre bruto uguale e sempre caro uguale, se rapportato ai prezzi birmani,
ci chiedono infatti 24 dollari a notte per camera. Dopo
aver lasciato le valigie in hotel andiamo alla casa delle suore e ceniamo. La
casa che lo scorso anno era in ristrutturazione ora è a posto e pulita. Ritroviamo
qui le ragazzine che hanno lasciato Kengtung per venire a frequentare l'8 il 9 o il 10 anno, in modo da essere promosse. La
casa di Kengtung serve proprio a questo scopo, permettere alle bambine più promettenti
di poter terminare gli studi. Dopo
cena ci accompagnano in hotel, e noi decidiamo di fare due passi, i
negozi sono ancora aperti e così facciamo passare un po' di tempo prima di andare
a letto. alle 20.30 siamo comunque in hotel. sabato
19 giugno 2004 alle
8,30 partiamo per il lago Inle, il tempo non è granché e quando saliamo sulla
barca piove. Volante è parecchio spaventato, non sa nuotare e l'instabilità della
barca non lo rassicura. Percorriamo la prima ora di viaggio in barca con l'ombrello
aperto perché piove. Arriviamo al villaggio del lago e i bambini si sporgono dalle
finestre e dalle case per salutarci, ci gridano: "Mengalaba" (buon giorno, benvenuti!).
Non deve essere facile vivere sul lago. In un pezzo di terra piccolissimo vediamo
piantati dei pomodori. Arriviamo
alla fabbrica di tessuti e osserviamo donne che tessono, donne che tingono tessuti,
una ragazzina estrae il filo a una pianta lacustre. Osservo
che queste donne che lavorano alla tessitura sono tutte curate, il loro aspetto
è armonioso e ogni gesto sembra una danza. Le
donne all'arcolaio sono anziane, le tessitrici giovani. I
ragazzi entrano nel negozio delle sete e comprano sciarpe, tessuti, camicie. Andiamo
a pranzare nello stesso ristorante dello scorso anno "Golden Lion", noddles e
verdure per noi, mentre Volante che non ama le verdure è in crisi, noi lo prendiamo
costantemente in giro dicendogli che è un "viziatissimo figlio unico. Al
rientro esce il sole e riusciamo ad "arrostirci" mentre la barca rientra. Un
breve riposo in hotel e ci rechiamo a piedi alla casa
delle suore. Stasera ci attente un buon pasto sempre a base di verdure e noddles,
ci hanno preparato anche le pannocchie di cui ieri sera Bubba aveva manifestato
il desiderio. Dopo
cena Doroty ci chiede di cantare insieme alle ragazze
il nostro concerto e la vecchia fattoria. Così dopo aver fatto palloncini cantiamo
con loro e ridiamo insieme con tanta gioia. Piove
e rientriamo in hotel in macchina. Ci
aspetta il film in inglese alla TV. Domenica
20 giugno 2004 Sveglia
alle 6,15 e alle 7,00 partiamo per l'aeroporto di Eho. In aeroporto
troviamo una coppia in viaggio di nozze di Alessandria,
accompagnati da un amico di Bergamo. La loro guida è un "personaggio", un birmano
che lavora per un'agenzia turistica che si chiama l'Orchestra, diretta da un italiano
di Cattolica che ha sposato una birmana. La guida ha un nome che significa "grande
e profumato", ha studiato italiano da autodidatta e con l'aiuto dell'ambasciatrice
italiana, poi si è recato per tre mesi in Italia a Perugina e ha viaggiato in
giro per l'Italia. L'ambasciatrce gli ha dato come nome italiano "Alessandro",
perché era "grande", ma basso di statura come lui. Alessandro
parla molto bene l'italiano e veste con eleganza il suo longjil, sulla camicia
ha un importante bottone di rubini e brillantini e un bellissimo bracciale doro.
Si capisce che viene da una famiglia benestante. Arriviamo
a Yangon alle 10.30, ad aspettarci c'è Peter Rock, in breve tempo siamo a casa.
Qui a Yangon il tempo è molto piovoso, ci sono rovesci di pioggia paurosi, come
non ho mai visto. Abbiamo trascorso la giornata a leggere e a scrivere le schede
di verifica. La
sera, dopo cena abbiamo discusso le schede di verifica. Ha
piovuto tutta la notte, con rovesci paurosi. Lunedì
21 giugno 2004 Stamattina
siamo stati al mercato di Yangon, abbiamo visitato solo la parte dove vendono
oggetti di giada. Nel
pomeriggio siamo andati a trovare Gaetano nell'ufficio di New Humanity. E' un
bell'ufficio, ci ha presentato una ragazza che si occupa dell'organizzazione dei
progetti e che ci ha accompagnato ad una missione per non vedenti. In questa missione
New Humanity è intervenuta per migliorare le condizioni igieniche: ha costruito
la pavimentazione interna, ha programmato training di lavoro manuale per i non
vedenti. Ma mi raccontava Gaetano che paradossalmente
questi aiuti hanno creato difficoltà tra i non vedenti e i vedenti che coabitano
nella missione. I primi lamentano che si siano fatti miglioramenti per i secondi
e i non vedenti vogliono che i vedenti vadano via. Incredibile, anche in mezzo
a povertà e disagio veramente grande l'essere umano trova motivi di divisione.
Questo mi fa pensare che le guerre e il dolore siano necessari, infatti nel dolore e nelle difficoltà l'essere umano si unisce,
quando incomincia a star meglio si divide perché sorgono le invidie e le meschinità
tanto tipiche nell'uomo in qualunque zona del mondo viva. E penso ancora che a volte pensiamo di far del bene e costruiamo,
ripuliamo, igienizziamo, e migliorando le condizioni peggioriamo i rapporti umani.
Questo
invece non succede quando si fa ridere, ridendo l'uomo
si unisce al fratello, il ridere, così come il piangere unisce. E sono felice di potere svolgere la missione del "far ridere"
in questa vita. In questa sesta esperienza in missione (le precedenti si sono
svolte: 2 in Birmania, 2 in India e una in Romania) in Birmania ho avuto la certezza
che ciò che tutti vogliono, nel disagio, nel dolore, nello star bene, è RIDERE.
Se stai bene e ridi sei più felice, se stai male e ridi,
senti meno male e dimentichi per un po' la sofferenza. A
volte ci sembra di non fare niente di speciale, ma dopo un nostro spettacolo
la gente è tanto bendisposta e ha scaricato di certo le sue tensioni e
quindi è più bendisposta a relazionarsi col vicino, condividendo momenti di gioia
vissuti insieme. Lo stesso succede quando si vive un dolore, la gente si unisce
e ne parla volentieri, le relazioni si stringono. Mi sembra tuttavia preferibile
unire i popoli attraverso la gioia che non attraverso il dolore e credo che questa
sia una missione importante e fondamentale. Tornando
alla nostra giornata a Yangon, alle 18.30 ci siamo trovati al Karaway per la cena-spettacolo.
Ci ha raggiunti anche Gaetano. Il costo è salito da 5
a 8 dollari a persona e lo spettacolo è stato meno ricco degli altri anni. Comunque
si è mangiato bene, anche se oramai la maggior parte di noi è afflitto da dissenteria. Al
rientro abbiamo letto e chiacchierato fino alle 22.00. martedì
22 giugno 2004 Mi
sono svegliata diverse volte stanotte e ho fatto sogni degni di un Triller, sarà
stato il cibo di ieri sera o la fortissima umidità. Ha piovuto anche stanotte,
non si asciuga nulla, l'umidità è al 99%, abbiamo sempre la sensazione di essere
bagnati e tutto ciò che tocchiamo è bagnato. Anche
Sara è sveglia e così facciamo colazione, noi, 2 banane,
una tazza di caffe e latte e le formiche. Sì perché a Yangon
pranziamo e ceniamo in compagnia di formiche che circolano con tranquillità sul
tavolo. Le zanzare e i mosquitos ci sono, ma le conteniamo con Autan e
zanzariere. Stamattina
sono stanca, sia perché ho dormito agitata, sia perché ho dormito con il ventilatore
puntato addosso e ho la spalla destra dolorante. Davide-Bubba
invece è decisamente fuori combattimento, da ieri è in preda a dissenteria
e questa notte l'ha trascorsa praticamente in bagno. Oggi non ha pranzato ed è
rimasto a letto fino alle 14,00 quando ci siamo preparati e truccati per lo spettacolo. Alle
15.00 puntuali siamo nell'ufficio di New Humanity e con Gaetano, le sue due assistenti,
e una biologa norvegese arrivata a Yangon da un paio di settimane, ci rechiamo
in questo monastero buddista. Quando arriviamo i bambini
dai 3 ai 6 anni circa, sono in classe e si odono le loro vocine che ripetono quanto
dice il maestro. Pochi minuti dopo il nostro arrivo la
lezione finisce e i bambini liberano l'aula dai banchi e noi iniziamo il nostro
spettacolo per loro e per i due monaci. Parata,
mosca, gag dei palloncini, colombina e pierrot e orchestra si susseguono mentre
i bimi diventano sempre più coinvolti. I monaci ridono anch'essi e Bubba, nonostante
il malore regge lo spettacolo. Abbiamo una platea di bimbi timidissimi, interessati
e alo stesso tempo stupiti. Di certo non hanno mai visto niente di
simile. Anche questa volta, con bambini per niente preparati e in un ambiente
dove musica e danze non vengono praticate, la magia del
clown trasporta tutti e si ride. Questi
bambini, ci spiega Gaetano sono seguiti solo da questi due monaci e sono alcuni
orfani e altri con genitori molto poveri, di fatto si
tratta di un orfanotrofio come quello delle nostre suore, ma gestito solo da questi
due volenterosi monaci. I bambini sono poverissimi, non hanno la classica divisa
scolastica verde e nemmeno gli abiti monacali, alcuni di essi
hanno piaghe in testa, nelle braccia e nelle gambe. La
biologa norvegese è stupita della reazione dei bambini e ci chiede se ce
lo aspettavamo, le rispondo che in tutto il mondo i bambini sono uguali
e che tutti vogliono ridere, sia bambini che adulti. Spiego a Gaetano la mia riflessione
sul fatto che ci sono due cose che creano subito unione e familiarità tra gli
uomini: il dolore e il divertimento. Io preferisco il secondo. Terminato
lo spettacolo ci attende una merenda offerta dai monaci solo per noi ospiti. Mi
spiace vedere che i bambini non possono partecipare e mangiare i biscotti che
ci vengono offerti e mi rammarico di non avere avuto
più kiat per comprare loro caramelle o biscotti. Prima
di andar via ancora uno "scambio", noi cantiamo coi bimbi
il ban "Sciusciuscià" e loro recitano per
noi una preghiera di benedizione e al termine vengono a prostrarsi ai nostri piedi,
usanza questa buddista che però ci mette in imbarazzo. Salutiamo i monaci e i
bambini e riceviamo un'altra proposta di spettacolo domani mattina per la scuola
dei bambini sordomuti. Accettiamo con gioia. mercoledì
23 giugno 2004 ore
12.00 siamo a pranzo e ridendo commentiamo lo spettacolo che abbiamo fatto stamattina
alla scuola Mary Chapman for the Death di Yangon. E' stato lo spettacolo più bello
che abbiamo fatto in questi giorni, sia perché oramai siamo affiatati e nelle
gags riusciamo a improvvisare migliorando di volta in
volta la nostra prestazione. Il nostro pubblico era composto da un centinaio di bambini dal 3° al 8° grado sordomuti, più
la preside e i loro professori. Per noi è stata una bella sfida e, considerato
che in questi giorni abbiamo dovuto cimentarci con chi non comprendeva la nostra
lingua, le nostre gags erano appropriate. Il caldo era
allucinante, abbiamo sudato come non mai, ma siamo veramente
soddisfatti. Un'insegnante ha fatto per noi un disegno con le nostre caricature.
I bambini ci hanno salutato con un gesto della mano che voleva dire "I love you".
E mentre andavamo via erano tutti alla finestra a mandarci
baci. Oggi
allo spettacolo è venuto anche Pierluigi, un professore di italiano
di Treviso che è qui da 15 gg. per un progetto di New Umanity: insegnare italiano
alle guide turistiche. Anche lui è rimasto molto contento
e si è divertito. Noi stessi, quando non siamo in scena ci divertiamo a guardare
i nostri compagni e questo è segno che facciamo ridere davvero. I
miei compagni stanno sistemando le valigie, Bubba sta meglio, anche se è ancora
debole e sudare così tanto lo ha spossato e ora sta riposando. Alle 17.00 arriverà
Peter Rock a prenderci per portarci in aeroporto, il nostro volo partirà
alle 19.50. l'esperienza
Myanmar è conclusa anche per quest'anno. Il progetto VCM (Volontari clown in Missione)
Myanmar ha avuto un esito favorevole. Io sono molto soddisfatta sia di aver potuto
avere esperienze anche a Yangon nelle scuole, sia del comportamento e della disponibilità
dei miei compagni, tra noi si è creato un buon
affiatamento e questo ha fatto sì che la nostra energia rimanesse alta permettendoci
di dare il meglio di noi stessi. Inoltre il riproporre
sempre gli stessi spettacoli ci ha resi più sicuri e questo ha permesso di sviluppare
momenti di improvvisazione spontanei che hanno fatto ridere tantissimo il nostro
pubblico. Ritorniamo un po' provati nel fisico, ma molto soddisfatti. FIINE
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